“Amaracmànd – mi raccomando, in dialetto romagnolo – non andare dai clienti di Calbucci!”

Così il nonno Giuseppe, fondatore nel 1925 di Cantina Bartolini (leggi la storia), si rivolgeva all’allora giovanissimo nipote Bruno, che con fare “spavaldo” iniziava a muoversi per ampliare la rete commerciale dell’azienda di famiglia. Erano i primi anni del Dopoguerra e le mire commerciali erano rivolte al territorio circostante, prevalentemente all’interno dei confini comunali.

Già a quei tempi Mercato Saraceno vantava una forte tradizione enologica, destinata a durare nei decenni successivi. Nel piccolo paese dell’alta Valle del Savio erano infatti presenti diverse aziende produttrici, tutte a conduzione familiare: Anna Maria Moroni, Cantina Pantani, Cantina Braschi, Cantina Bartolini e, per l’appunto, Cantina Calbucci.

I Calbucci avevano iniziato all’inizio del secolo a “far di cantina” e a vendere direttamente, a un soldo al bicchiere, nella stazione antistante la cantina dove a volte si ballava. E l’allora titolare, Alvaro Calbucci, era amico d’infanzia di nonno Giuseppe, che, nutrendo un rispetto quasi difficile da comprendere ai giorni nostri, mai avrebbe compromesso il forte rapporto di amicizia nonostante ci fosse un’oggettiva necessità di trovare nuovi clienti.

A distanza di tanti anni, oggi gli orizzonti si sono ampliati: grazie a nuove strategie e mezzi di comunicazione si raggiungono persone appassionate al “buon bere” che vivono anche dall’altro capo del mondo. Ciò che è rimasto uguale e ben radicato a Mercato Saraceno è il valore dell’amicizia, che in questo angolo di Romagna è un legame autentico e sincero, sacro.

Quando si esce di casa al mattino si incontra sempre qualche amico da salutare e con il quale fare due chiacchiere. La stessa confidenza è riservata all’ospite, nel nome di un concetto di ospitalità e fraternità che da sempre contraddistingue la gente di questa terra. Chi passa da Mercato Saraceno e decide di fermarsi qualche giorno per godersi il suo bellissimo territorio e le sue eccellenze enogastronomiche se ne accorgerà di persona, magari trovandosi senza averlo programmato seduto alla tavola di qualche mercatese pronto a servirgli un buon calice di Sangiovese insieme a qualche formaggio o salume del territorio.

E non dovrà stupirsi se sentirà le persone del posto chiamarsi tra loro con qualche nomignolo strano… A Mercato Saraceno, ancora oggi, le famiglie storiche si rivolgono tra loro con l’antico soprannome di derivazione contadina. Quello della famiglia Bartolini, conosciuta da sempre nel borgo di San Damiano, sede storica dell’azienda, è “Scucìn”. Cosa significa? Qualcuno suggerisce che è l’allegro tintinnio dei bicchieri sollevati in alto per brindare…

 

 

“Amaracmànd – mi raccomando, in dialetto romagnolo – non andare dai clienti di Calbucci!”

Così il nonno Giuseppe, fondatore nel 1925 di Cantina Bartolini (leggi la storia), si rivolgeva all’allora giovanissimo nipote Bruno, che con fare “spavaldo” iniziava a muoversi per ampliare la rete commerciale dell’azienda di famiglia. Erano i primi anni del Dopoguerra e le mire commerciali erano rivolte al territorio circostante, prevalentemente all’interno dei confini comunali.

Già a quei tempi Mercato Saraceno vantava una forte tradizione enologica, destinata a durare nei decenni successivi. Nel piccolo paese dell’alta Valle del Savio erano infatti presenti diverse aziende produttrici, tutte a conduzione familiare: Anna Maria Moroni, Cantina Pantani, Cantina Braschi, Cantina Bartolini e, per l’appunto, Cantina Calbucci.

I Calbucci avevano iniziato all’inizio del secolo a “far di cantina” e a vendere direttamente, a un soldo al bicchiere, nella stazione antistante la cantina dove a volte si ballava. E l’allora titolare, Alvaro Calbucci, era amico d’infanzia di nonno Giuseppe, che, nutrendo un rispetto quasi difficile da comprendere ai giorni nostri, mai avrebbe compromesso il forte rapporto di amicizia nonostante ci fosse un’oggettiva necessità di trovare nuovi clienti.

A distanza di tanti anni, oggi gli orizzonti si sono ampliati: grazie a nuove strategie e mezzi di comunicazione si raggiungono persone appassionate al “buon bere” che vivono anche dall’altro capo del mondo. Ciò che è rimasto uguale e ben radicato a Mercato Saraceno è il valore dell’amicizia, che in questo angolo di Romagna è un legame autentico e sincero, sacro.

Quando si esce di casa al mattino si incontra sempre qualche amico da salutare e con il quale fare due chiacchiere. La stessa confidenza è riservata all’ospite, nel nome di un concetto di ospitalità e fraternità che da sempre contraddistingue la gente di questa terra. Chi passa da Mercato Saraceno e decide di fermarsi qualche giorno per godersi il suo bellissimo territorio e le sue eccellenze enogastronomiche se ne accorgerà di persona, magari trovandosi senza averlo programmato seduto alla tavola di qualche mercatese pronto a servirgli un buon calice di Sangiovese insieme a qualche formaggio o salume del territorio.

E non dovrà stupirsi se sentirà le persone del posto chiamarsi tra loro con qualche nomignolo strano… A Mercato Saraceno, ancora oggi, le famiglie storiche si rivolgono tra loro con l’antico soprannome di derivazione contadina. Quello della famiglia Bartolini, conosciuta da sempre nel borgo di San Damiano, sede storica dell’azienda, è “Scucìn”. Cosa significa? Qualcuno suggerisce che è l’allegro tintinnio dei bicchieri sollevati in alto per brindare…