A un passo dai suoi primi cent’anni di vita, Cantina Bartolini è tra le cantine più longeve della Romagna. E’ il 1925, infatti, quando Giuseppe Bartolini, bisnonno dell’attuale titolare Davide Bartolini, inaugura nella Valle del Savio una piccola azienda destinata a diventare la grande passione e la ragione di vita di ben quattro generazioni della sua famiglia.

I ricordi di allora arrivano fino a oggi da vecchie foto in bianco e nero e giornali sbiaditi conservati con cura dalla biblioteca del paese. Quella in cui Giuseppe decide di iniziare il suo sogno è un’Italia molto diversa da quella di oggi, basta dare un’occhiata alle principali notizie riportate dalle cronache di quell’anno per rendersene conto. 

Nel 1925 a Milano si accende il primo semaforo elettrico d’Italia e a Roma viene fondato l’Istituto Giovanni Treccani, che quatto anni più tardi pubblicherà la prima edizione della più celebre enciclopedia italiana.

In estate a Parigi Ottavio Bottecchia conquista il suo secondo Tour de France consecutivo, mentre in Minnesota con Ralph Samuelson debutta lo sci nautico.

E, ancora, a Londra l’ingegnere scozzese John Logie Baird inventa la televisione, mentre a Bolzano nascono i wafer Loacker.

Ecco, in quello stesso anno così denso di avvenimenti degni di essere ricordati ed eventi destinati a cambiare gran parte delle nostre vite, a Mercato Saraceno avviene la prima vendemmia di Cantina Bartolini.

Da allora fino a oggi Cantina Bartolini ha attraversato tutte le ere enologiche e commerciali della Romagna del vino, mantenendo sempre un rapporto molto stretto con il territorio e gli abitanti del borgo di San Damiano, sede storica dell’attività. Su una vecchia cambiale di allora per l’acquisto del primo camion, conservata nell’album dei ricordi della famiglia Bartolini, compaiono le firme di tutti gli abitanti del borgo!

Il legame con le proprie origini è andato di pari passo con la capacità di interpretare al meglio i mutamenti nei gusti e nelle attese degli amanti del buon vino. Ecco il segreto di una storia così lunga e fortunata, che ha contribuito a scrivere tanti capitoli del racconto più ampio del vino romagnolo. E tanti altri mira a scriverne puntando sempre più su un terroir d’eccellenza di questa zona produttiva, le colline di Mercato Saraceno.

 

A un passo dai suoi primi cent’anni di vita, Cantina Bartolini è tra le cantine più longeve della Romagna. E’ il 1925, infatti, quando Giuseppe Bartolini, bisnonno dell’attuale titolare Davide Bartolini, inaugura nella Valle del Savio una piccola azienda destinata a diventare la grande passione e la ragione di vita di ben quattro generazioni della sua famiglia.

I ricordi di allora arrivano fino a oggi da vecchie foto in bianco e nero e giornali sbiaditi conservati con cura dalla biblioteca del paese. Quella in cui Giuseppe decide di iniziare il suo sogno è un’Italia molto diversa da quella di oggi, basta dare un’occhiata alle principali notizie riportate dalle cronache di quell’anno per rendersene conto. 

Nel 1925 a Milano si accende il primo semaforo elettrico d’Italia e a Roma viene fondato l’Istituto Giovanni Treccani, che quatto anni più tardi pubblicherà la prima edizione della più celebre enciclopedia italiana.

In estate a Parigi Ottavio Bottecchia conquista il suo secondo Tour de France consecutivo, mentre in Minnesota con Ralph Samuelson debutta lo sci nautico.

E, ancora, a Londra l’ingegnere scozzese John Logie Baird inventa la televisione, mentre a Bolzano nascono i wafer Loacker.

Ecco, in quello stesso anno così denso di avvenimenti degni di essere ricordati ed eventi destinati a cambiare gran parte delle nostre vite, a Mercato Saraceno avviene la prima vendemmia di Cantina Bartolini.

Da allora fino a oggi Cantina Bartolini ha attraversato tutte le ere enologiche e commerciali della Romagna del vino, mantenendo sempre un rapporto molto stretto con il territorio e gli abitanti del borgo di San Damiano, sede storica dell’attività. Su una vecchia cambiale di allora per l’acquisto del primo camion, conservata nell’album dei ricordi della famiglia Bartolini, compaiono le firme di tutti gli abitanti del borgo!

Il legame con le proprie origini è andato di pari passo con la capacità di interpretare al meglio i mutamenti nei gusti e nelle attese degli amanti del buon vino. Ecco il segreto di una storia così lunga e fortunata, che ha contribuito a scrivere tanti capitoli del racconto più ampio del vino romagnolo. E tanti altri mira a scriverne puntando sempre più su un terroir d’eccellenza di questa zona produttiva, le colline di Mercato Saraceno.