Ogni paese in Romagna ha tradizioni sacre, piccoli riti irrinunciabili che fanno parte della storia e della cultura dei suoi abitanti. Una delle più sentite a Mercato Saraceno è la colazione della mattina di Pasqua, quando sulla tavola non possono mancare un uovo benedetto, qualche fetta di salame, un bicchiere di Sangiovese o Famoso e, naturalmente, la pagnotta pasquale.

Dolce tipico per eccellenza della Valle del Savio, apprezzato in tutta Italia e anche all’estero, la pagnotta pasquale di Mercato Saraceno è il simbolo per eccellenza del giorno di festa.

La ricetta originale si tramanda all’interno delle famiglie del paese di generazione in generazione. Se oggi c’è chi decide di prepararla in casa, in passato per la cottura ogni azdora del paese affidava la propria pagnottina, dopo averla impastata con estrema cura, ai due storici forni del borgo: La Bottega del Pane di Balzani e il Forno Bertozzi 1955.

Ancora oggi questi due forni sono il punto di riferimento per chi ama il dolce di Pasqua della Valle del Savio. Grazie a loro, già nelle settimane che precedono la Pasqua, un soave profumo di pagnotta si diffonde lungo le vie di Mercato Saraceno.

La Bottega del Pane di Balzani (Piazza Mazzini 11)

Nato circa 80 anni fa, La Bottega del Pane è sempre stato gestita dalla famiglia Balzani. Oggi a impastare la pagnotta pasquale è Marco insieme ai genitori Fiammetta e Pino. Le loro pagnotte hanno riscosso negli anni un crescente successo non solo in ogni angolo della Romagna, ma in tante zone d’Italia, arrivando addirittura alla corte della regina Elisabetta a Buckingham Palace e sugli atolli delle Maldive.

“La pagnotta dolce pasquale – racconta Fiammetta – è un dolce povero e semplice che sa di primavera e resurrezione. Resurrezione dall’inverno e dalla Seconda guerra mondiale, la nostra guerra, che si era appena conclusa quando si diffuse la tradizione di questo dolce”.

“L’antica ricetta originale è stata tramandata grazie all’ingegnosità delle massaie delle nostre campagne che, trovandosi nella madia un po’ di strutto, qualche uova, zucchero e latte – a quei tempi un vero e proprio lusso! – prepararono questa prelibatezza aggiungendo farina e lievito madre”.

Quando i forni della zona iniziarono a produrre la pagnotta aggiunsero uvetta sultanina, profumo di anice, scorze di arance e limoni.

 

Il Forno Bertozzi 1955 (Piazza Gaiani 23)

Le prime carte che parlano del Forno Bertozzi sono datate 1955 – da qui il nome dell’attività – ma in realtà la sua origine risale al 1940, quando i bisnonni di Elisa, attuale titolare insieme alla mamma Donatella, iniziarono a panificare per rispondere alle necessità del paese. Elisa ha raccolto il testimone dai genitori, che dagli anni ’80 hanno custodito le ricette e le tradizioni del forno aggiungendo un pizzico di innovazione.

“In un primo momento – rivela Elisa – il forno si trovava in piazza Mazzini, poi con il tempo mio nonno Vittorino decise di venderlo e spostandosi nella Piazza di Sotto. Dal forno sono passati tanti ragazzetti che ora sono uomini e spesso mi hanno raccontato di Vittorino e della Luisa, della loro generosità, delle abitudini pasquali e della grande festa che si faceva mentre si lavorava”.

Ai quei tempi ogni scusa era buona per festeggiare e banchettare: tutte le donne del paese facevano le loro pagnotte e le portavano a cuocere al forno. Ognuna preparava un bigliettino con il proprio nome per evitare che le pagnotte si potessero scambiare dopo la cottura. In quei giorni c’era una vera e propria concorrenza tra le azodre del paese, ognuna voleva primeggiare. “La mia pagnotta pasquale è la più bella!” “La mia è più buona…”

“Per farle arrabbiare – ricorda Elisa – il nonno fingeva di scambiarle. Appassionato com’era del suo lavoro, non voleva che nessuno toccasse le sue pagnotte, le gestiva lui tra un’imprecazione e l’altra. Lo stesso faceva mia nonna Luisa, la Furmiga come la chiamavano in paese per la sua dedizione al lavoro. Nonno diceva sempre che le pagnotte non erano un lavoro da donne. Se mi vedesse adesso spupazzarmi da sola tutte le sue pagnottine forse sarebbe fiero di me!”.

Sono tante le persone passate attraverso la “scuola” di nonno Vittorio. “Ricordo che andava a Sarsina da un suo caro amico a insegnargli a come fare la pagnotta e anche nella comunità di San Patrignano dove tanti ragazzi potevano imparare l’antica ricetta originale”.

 

La nostra proposta: prenota la box pasquale 2021!

Se leggendo la storia della pagnotta pasquale di Mercato Saraceno ti è venuta l’acquolina in bocca… abbiamo preparato una speciale box pasquale per permetterti di gustare questo antico dolce la mattina di Pasqua insieme a un buonissimo salame delle nostre colline e a un calice di vino della nostra cantina!

Scopri l’offerta speciale disponibile da oggi fino a Pasqua nel nostro shop

Ogni paese in Romagna ha tradizioni sacre, piccoli riti irrinunciabili che fanno parte della storia e della cultura dei suoi abitanti. Una delle più sentite a Mercato Saraceno è la colazione della mattina di Pasqua, quando sulla tavola non possono mancare un uovo benedetto, qualche fetta di salame, un bicchiere di Sangiovese o Famoso e, naturalmente, la pagnotta pasquale.

Dolce tipico per eccellenza della Valle del Savio, apprezzato in tutta Italia e anche all’estero, la pagnotta pasquale di Mercato Saraceno è il simbolo per eccellenza del giorno di festa.

La ricetta originale si tramanda all’interno delle famiglie del paese di generazione in generazione. Se oggi c’è chi decide di prepararla in casa, in passato per la cottura ogni azdora del paese affidava la propria pagnottina, dopo averla impastata con estrema cura, ai due storici forni del borgo: La Bottega del Pane di Balzani e il Forno Bertozzi 1955.

Ancora oggi questi due forni sono il punto di riferimento per chi ama il dolce di Pasqua della Valle del Savio. Grazie a loro, già nelle settimane che precedono la Pasqua, un soave profumo di pagnotta si diffonde lungo le vie di Mercato Saraceno.

La Bottega del Pane di Balzani (Piazza Mazzini 11)

Nato circa 80 anni fa, La Bottega del Pane è sempre stato gestita dalla famiglia Balzani. Oggi a impastare la pagnotta pasquale è Marco insieme ai genitori Fiammetta e Pino. Le loro pagnotte hanno riscosso negli anni un crescente successo non solo in ogni angolo della Romagna, ma in tante zone d’Italia, arrivando addirittura alla corte della regina Elisabetta a Buckingham Palace e sugli atolli delle Maldive.

“La pagnotta dolce pasquale – racconta Fiammetta – è un dolce povero e semplice che sa di primavera e resurrezione. Resurrezione dall’inverno e dalla Seconda guerra mondiale, la nostra guerra, che si era appena conclusa quando si diffuse la tradizione di questo dolce”.

“L’antica ricetta originale è stata tramandata grazie all’ingegnosità delle massaie delle nostre campagne che, trovandosi nella madia un po’ di strutto, qualche uova, zucchero e latte – a quei tempi un vero e proprio lusso! – prepararono questa prelibatezza aggiungendo farina e lievito madre”.

Quando i forni della zona iniziarono a produrre la pagnotta aggiunsero uvetta sultanina, profumo di anice, scorze di arance e limoni.

 

Il Forno Bertozzi 1955 (Piazza Gaiani 23)

Le prime carte che parlano del Forno Bertozzi sono datate 1955 – da qui il nome dell’attività – ma in realtà la sua origine risale al 1940, quando i bisnonni di Elisa, attuale titolare insieme alla mamma Donatella, iniziarono a panificare per rispondere alle necessità del paese. Elisa ha raccolto il testimone dai genitori, che dagli anni ’80 hanno custodito le ricette e le tradizioni del forno aggiungendo un pizzico di innovazione.

“In un primo momento – rivela Elisa – il forno si trovava in piazza Mazzini, poi con il tempo mio nonno Vittorino decise di venderlo e spostandosi nella Piazza di Sotto. Dal forno sono passati tanti ragazzetti che ora sono uomini e spesso mi hanno raccontato di Vittorino e della Luisa, della loro generosità, delle abitudini pasquali e della grande festa che si faceva mentre si lavorava”.

Ai quei tempi ogni scusa era buona per festeggiare e banchettare: tutte le donne del paese facevano le loro pagnotte e le portavano a cuocere al forno. Ognuna preparava un bigliettino con il proprio nome per evitare che le pagnotte si potessero scambiare dopo la cottura. In quei giorni c’era una vera e propria concorrenza tra le azodre del paese, ognuna voleva primeggiare. “La mia pagnotta pasquale è la più bella!” “La mia è più buona…”

“Per farle arrabbiare – ricorda Elisa – il nonno fingeva di scambiarle. Appassionato com’era del suo lavoro, non voleva che nessuno toccasse le sue pagnotte, le gestiva lui tra un’imprecazione e l’altra. Lo stesso faceva mia nonna Luisa, la Furmiga come la chiamavano in paese per la sua dedizione al lavoro. Nonno diceva sempre che le pagnotte non erano un lavoro da donne. Se mi vedesse adesso spupazzarmi da sola tutte le sue pagnottine forse sarebbe fiero di me!”.

Sono tante le persone passate attraverso la “scuola” di nonno Vittorio. “Ricordo che andava a Sarsina da un suo caro amico a insegnargli a come fare la pagnotta e anche nella comunità di San Patrignano dove tanti ragazzi potevano imparare l’antica ricetta originale”.

 

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